venerdì 12 febbraio 2016

Nella tana romagnola del Cappetello, alla corte di Faccani: Magnolia

minimalismo, ironia, informalità e sorprese: al Magnolia non abbiate paura di andare in solitario

Prima di uscire dal Magnolia lo chef Alberto Faccani ci ha salutati con simpatia alla fine di un discorso di cucina, la sua filosofia. E ci ha detto che la pizzeria di fronte, dall'altra parte di viale Trento, era la sua, acquistata per soddisfare quei clienti che usciti dallo stellato avessero avuto ancora fame. Beh, io ho subito collegato la sua affermazione  alla storia di Christian Puglisi, l'ex secondo di Redzepi che a Copenhagen, anni fa, ha aperto prima il Relae, una stella e dedicato alla cucina vegetariana, e recentemente, a 3 minuti in bici da Jaegersborrgade, il Bæst, ristorante di carne e pizzeria. Faccani stava scherzando, perché gli avevamo appena detto che era una bella sorpresa essere giunti a fatica a fine cena. E che insomma, il cliché che vuole i menu degli stellati una collezione di algide miniature materiche, era infine da sfatare.


cappetelli: cappelletti ripieni di crema di passatello con frutti di mare e crema di vongole

E quel menu "I Classici" a sei portate da 65 euro esclusi i vini (abbiamo scelto una bottiglia di Sui Lieviti di Orsi, vigneto San Vito , per noi era stato perfetto). Che poi vabbè, prima e dopo:
Alici in carpione, puntarelle e mandarino
Calamari, carciofi, capperi, pistacchi e limone
Cappetelli, frutti di mare e crema di vongole
Rana Pescatrice, cozze, patate e broccoli
Sorbetto al bergamotto con kiwi, tonica e ginepro
Ricotta, pera e caffè
c'è stato un piccolo aperitivo di benvenuto, alcuni divertissement tipo l'oliva di cioccolato al pistacchio ripieno di acqua di cappero e a fine menu biscottini, gelatine, palline di cioccolato e sfrappoline+zeppoline, che è pur sempre carnevale. 
Cari miei, ad un certo punto mi son sentita il cobra che si dilata per mangiare un uovo gigante, perché facevo spazio nello stomaco visto che non volevo rinunciare a quel che c'era in tavola. 


dall'alto a sinistra: ricordo di un passatello, kale, rana pescatrice, brioche al tartufo, chips di riso e mare, oliva liquida, ramo di scorzanera, cappetelli


Questa prima visita al Magnolia, nella roccaforte di Alberto Faccani che ha creato il suo ristorante stellato e raffinato in una casa di Romagna  (presente quelle col muro poroso e bianco e gli scuri di legno?) come quelle che passiamo in rassegna quando cerchiamo la destinazione per le vacanze, mi è tanto piaciuta. Ho ragionato solo che forse gli stellati dovrebbero un po' innovarsi nello stile, perché nel perseguire l'algido stile che richiama la stella, si perde un po' la personalità anche dell'ambiente. Non cercavo fuochi d'artificio attraverso estremismi creativi, piuttosto continuare a divertirmi seguendo il filo rosso di quel cappetello che mi aveva tanto colpita la sera della sfida tra tortellini e cappelletti a Palazzo Re Enzo lo scorso gennaio. E guarda caso, una delle proposte pre menu è stata quel "ricordo di passatello" servito nell'ovetto. Semplice nell'aspetto ma profondamente ricercata. Come tante cose che accadono lì, mi sa. Servizio compreso.

Magnolia
viale Trento 31, Cesenatico
0547 81598

4 commenti:

  1. Il rischio che nei ristoranti stellati ci sia una certa freddezza con i clienti è tutt'altro che remoto. Io invece amo instaurare rapporti amichevoli sia con il personale di servizio, sia con lo chef. Ciao

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    1. ecco, qui abbiamo instaurato rapporti amichevoli con i camerieri, il sommelier, lo chef. Voto umano altissimo!

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per me è importante sapere cosa ne pensate! grazie, Bea