martedì 5 luglio 2016

Al Fourghetti c'è New York, appena fuori porta (ma la bottiglia di plastica no!)

battuto di pesce bianco con intingolo di pesto di pistacchi e aroma di taralli alle spezie
Mentre cercavo il titolo per questo post così bollente (è il tanto atteso ristorante di Bruno Barbieri, no? roba che scotta e che tutti aspettavamo, per andarci, sentenziare, poterne parlare bene o male a seconda, sentirsi GastroCritici) e ripensavo al mio "apranzo" con la Bea venerdì scorso, la parola che mi ciondolava continuamente in bocca era "buono". Un po' poco per Barbieri forse e per la sua cucina. Perché qui si scomodano visioni, New York, Berlino, Londra, cosmopolitismo, storia del design, infiniti concetti che si rincorrono sui tavoli in marmo scuro come il lunghissimo bancone (finalmente un bel bancone in città!) dove bere o mangiare, come si fa nelle capitali. "Una mente pluristellata cosa potrebbe mai concepire?" ci siamo chiesti tutti per mesi. E via di mentalismi iperbolici, immaginazioni perverse su tecniche gastronomiche extraterrestri, aspettative sul futuro che nemmeno per il nostro fidanzato. Barbieri poteva davvero stupirci con effetti speciali. 
Ma poi rifletto, poteva davvero? 
Qui c'è l'imprenditore, mica lo chef. Forse l'unico stupore misto nodo alla gola misto emoticon con gli occhi spalancati, ce l'ha dato quella bottiglia d'acqua di plastica posata accanto alle belle stoviglie, che proprio no no no ma che credo sia lì in quanto big sponsor.



seduti sulle poltrone in ferro e pelle verde Catilina di Caccia Dominioni,appoggiati ai tavoli di marmo essenziali, senza tovaglia come va di moda ora e con tovaglioli in lino non stirati, molto eleganti in questo contesto. E' un viaggio in un mondo sofisticato quello di Barbieri e della socia Silvia Belluzzi.

La mia parziale "experience" del Fourghetti (perché il locale si può vivere in almeno 4 momenti a mio parere, per essere "full") è cominciata il giorno prima dell'apertura. Inviata dal Resto del Carlino in via Murri a seguire l'inaugurazione una decina di giorni fa, sono arrivata alle 19,30 spaccate, come mio solito, perché credo ancora nella puntualità come le bimbe di tre anni credono nella Bella Addormentata. E se tu sei una giornalista di Bologna che si deve confrontare con una spedizione di giornaliste milanesi, stai pur certa che dal giorno dopo sarai grande anche tu e molto più a culo. Quella sera ho sperimentato l'alone di provincialismo che certi uffici stampa extraregionali ci appiccicano addosso senza informarsi su come lavora un quotidiano locale (e soprattutto sui suoi tempi), corso tutta la sera per ascoltare la presentazione assediata dalla cacofonia, visto il locale attraverso un muro di corpi, visitato la locanda (ma sembra il nuovo ostello della Bolognina!) abbastanza bene nell'ultima manciata di minuti che mi separavano dalla scrivania per mandare il mio pezzo in orario, raggruppato dentro di me parecchie sensazioni (tipo: sei dentro alla coolness di New York o a Berlino ma fuori c'è il giallo bolognese di via Murri) senza aver conquistato un calice di bollicine o una tartina pluristellata. Tutto in trenta minuti. 
Non vedevo l'ora di fuggire da questo vernissage così poco esclusivo. 
Ed ero comunque curiosa di tornarci presto al Fourghetti, con tutto il locale a disposizione, in buona compagnia e con del tempo dedicato. Io e Bea non ci siamo lasciate influenzare dai tanti commenti letti su FB nei primi giorni d'apertura, perché sappiamo che ogni esperienza è diversa e che spesso la fortuna è dalla nostra. Quindi eravamo pronte per questa nuova avventura che è stata piacevole nella cucina, semplice ma buona, con un prezzo alto perché paghi il marchio (che poi nella maggior parte dei buoni ristoranti inglesi e americani che ho visitato recentemente, un menu come quello del Fourghetti sarebbe normale, sia nelle proposte che nei costi) e intrigante nel regalarci uno spaccato importante della vita di un ristorante oggi: il servizio è sempre il punto debole e nemmeno un imprenditore pluristellato riesce a venirne a capo. 

E questo un po' stride con tutto il resto. Perché la cucina lavora bene su piatti - come già detto- che non vogliono stupire bensì trasmettere piacere, e ti soddisfano con piccole contaminazioni e contrappunti speziati che parlano di tradizione (senza la presenza dei tortellini, tra l'altro, che forse anche se ora è estate, dovrebbero sempre esserci come piatto souvenir) e Medio Oriente; il locale è bello con quel tocco art decò (anche un separè per il tavolo privato)  che amo e credo che in autunno-inverno darà il suo meglio in fatto di atmosfera; la scelta dei piatti, soprattutto scodelle, dai colori caldi, fa risaltare molto bene il cibo e commuove la blogger che c'è in me; il bancone BarBieri, quindi la zona bar dove bere cocktail e mangiare, è un'assoluta novità; l'informalità che ormai la fa da padrona nei più bei locali del mondo è di casa. Il servizio, invece, è inamidato. Dovrebbe essere fluido come il lino dei tovaglioli non stirati appoggiati sul bel    marmo dei tavoli. Camerieri giovani che sembrano appena usciti dallo Scappi, ti accolgono come possono (la gentilezza c'è, almeno, ma lo story telling no!) in un locale nuovo e così esclusivo nel quale - si vede e si sente- non sono ancora riusciti a sentirsi a casa, proprio per una questione culturale. Manca totalmente la figura di un direttore che faccia gli onori di casa, mentre in cucina almeno c'è Daniele Simonetti, braccio destro di Barbieri, che ti racconta la filosofia culinaria, ma che forse dovrebbe venire per un saluto al tavolo alla fine, perché i clienti del Fourghetti un po' di curiosità ce le hanno. O non è già più di moda che lo chef venga a salutare? 


un particolare del riso al latte con pistacchi e cardamomo all'estratto di acqua di rose (e petali). 13 euro. Il dettaglio: riso Acquerello con consistenza netta. Forse forse preferisco il classico risolatte bolognese un po' mappazzone.



c'è molto spazio all'esterno e anche il dehors: forse in questi giorni è un po' caldo però, almeno di giorno.


I nostri piatti + il cestino del pane: il riso al latte, tutto in una ciotola, strichetti di pasta gialla con soffritto con piselli, prosciutto, parmigiano e cipolla caramellata (16 euro), battuto di pesce bianco, grissini-focaccia-piadine. E il mio piatto forte che rifarò presto a casa: pasta pestata (a.k.a quadrettini)in un intingolo di mare con le canocchie al sapore di curcuma (23 euro). Il pranzo è finito con due caffè e due infusi freddi di Hibiscus offerti dalla casa. Conto: 110 euro in due con due calici. Per la firma è il prezzo giusto,senza la firma sarebbe stato eccessivo. 

Fourghetti
via Murri 71
Bologna
051 391847
chiuso lunedì e martedì a pranzo
cucina aperta fino alle 23,30


8 commenti:

  1. dobbiamo avere il coraggio di dire che questi pastoni per cavalli se li mangiassero loro. Ma sopratutto ...perchè ci andiamo? Vedi tu che se ci comportassimo davvero da persone intelligenti (ci andiamo a fare una tagliatella alla bolognese dalla Nonna Gigina) stì papaveri scenderebbero dal pero!

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    1. Salve Mauro, uno nella vita fa delle scelte. Queste scelte spesso dipendono dai soldi. Con quello che hai fai quello che puoi e che vuoi, anche. Mi piace parlare delle cose solo se le ho provate e non per sentito dire. Al Fourghetti si mangia bene, poi certo, non è quel luogo dove per budget e sentimento andrei tutte le settimane. Ma giudicare male uno solo perché è famoso è snob e prevenuto quanto giudicare uno male perché è povero.

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  2. 23 euri per un piatto di quadretti in brodo di pesce mangiati in tavolo non apparecchiato?
    Questo solo perché il proprietario è famoso per partecipare ad un programma televisivo in cui maltratta i concorrenti.
    Credo che mi vedranno col binocolo.
    Preferisco dannarmi a prenotare in Via Serra che guarda caso sono sempre pieni.

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    1. 23 euro per dei quadrucci con pesce (molto buoni ma pur sempre quadrucci) è tantissimo. Ma lì lo sappiamo che paghi il nome e io ci sono andata- come sono andata altre volte in posti marchiati a fuoco- per curiosità e per una novità e quindi va benissimo, come quando sei in viaggio e ti concedi dei lussi perché non sarà così sempre, è una cosa speciale. E così è stata. Quando alla non tovaglia, a me piace parecchio, se sotto c'è un materiale ancora più prezioso da guardare e toccare. ah...non guardo Masterchef!

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    2. Anche io a volte sono curioso di andare nei nuovi locali fighi per vedere se sono all'altezza del loro nome, e metto in conto di pagare un prezzo più alto. Quasi sempre esco con l'impressione che se la tirino più di quanto possano permettersi e raramente ci torno. Quindi ti ringrazio per la bella recensione che ha soddisfatto la mia curiosità evitandomi l'esperienza in prima persona e le critiche degli amici che mi avrebbero accompagnato.
      Un caro saluto in attesa della prossima.

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  3. Io non uso la bottiglia di plastica di cui parli neanche nella casa al mare, già un bonus in meno, quindi continuerò ad andare da Acqua pazza sotto casa se voglio passare una bella serata mangiando del buon pesce in una atmosfera gradevole ed elegante. Ciao, Marica

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    1. la bottiglia di plastica è una caduta di stile che si giustifica a uno come Barbieri solo col fatto che si tratta dello sponsor, il che è ancora più orribile. Strana caduta di stile. Io son troppo curiosa per rinunciare alle cose solo perché c'è di mezzo il masterchef, soprattutto se il locale è bello e propone qualche spunto nuovo. Poi certo, i posti del cuore sono quelli che rimangono fissi. Ed ecco mi chiedo: riuscirà Fourghetti a diventare posto del cuore per qualcuno?

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  4. ....il solito vorrei ma non posso, oppure la volpe e l'uva acerba? E vabbe'.....se non potete, non andateci.

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per me è importante sapere cosa ne pensate! grazie, Bea