E mentre mi sento annoiata dalla Bologna del cibo... scopro PianPolvere in Pratello

il tavolo comunitario la mattina è pieno di quotidiani e riviste

Buongiorno grigia Bologna! Ma poi, se il lunedì è tanto grigio ma il sabato e la domenica in cui avete rallentato e accantonato l'agenda, sono stati pieni di luce e ispirazione, quanto vi tocca questa giornata che non vuole sbocciare? Ancora una volta vince il libero errare, la bighelloneria come mi piace chiamarla, e poi ho una fortuna: il mio sesto senso sta benissimo, anzi, è sempre più in forma. Lo sento emergere come quella marcia in più che ti guida senza che tu faccia sforzi e ti fa sempre andare bene. Ecco perciò che, aggirandomi un po' annoiata per la città e soprattutto con l'abisso nel cuore ogni volta che vedo qualche nuova attività commerciale spuntare dove esattamente qualche mese fa ce n'era un'altra, così, tanto per salire sul carro della moda, mi sono imbattuta in una email che mi ha risvegliato l'attenzione. E' successo un po' di tempo fa, poi l'ho lasciata lì a decantare perché gli inviti mi imbarazzano sempre un po', in attesa di una risposta interiore. Infine è arrivato il momento giusto e ho fatto bene a far visita al PianPolvere in via del Pratello. Un nuovo arrivo di cui c'era bisogno, nella via più caratteristica e per me più misteriosa della città.




il club sandwich al pollo è gigante: se volete assaggiare più cose prendetelo in due 

Il mistero non sta nel fatto che ci son cose che non ho capito di questa via. E' piuttosto il fatto che non ho mai subito il suo fascino, nemmeno quando ero studentessa, forse perché son stata diversamente giovane. Mai empatizzato con quella che Emidio Clementi definisce come "Suburbia. Suburbia anche dopo, una volta inglobata alla città. Addossata alle mura. Terrorizzata dai mutamenti. Quasi campagna e quasi città. Rifugio di giocatori d'azzardo, esperti in truffa alla francese, preti, uomini arrapati, alcolizzati, cacciatori di topi, spie, travestiti. Fame perenne. Regno del precariato. Indolenza. Nel corso dei secoli".
 La parola che mi tocca di più è indolenza, ma non sono forse bighellona? Ci son sempre passata in mezzo a via del Pratello, che è una via ma anche un quartiere. Mai frequentato veramente. Oppure andata a destinazione: cinema Lumière e ora Europa con nuance Kinodromo, Casa Monica in via San Rocco, Babilonia per un falafel a tarda sera, il negozio d'antiquariato per una sbirciatina quando c'era. La fotografia non era mai d'insieme. Poi l'altra sera vado verso Baraldi e proprio appena imboccata la strada da piazza Malpighi vedo le lampade arancio che sbucano da una vetrata sotto al portico, tanta luce, bei tavoli di marmo, specchi alle pareti. Ma qui non c'era un bar? Ci sarò venuta tre/quattro volte, ma mi ricordo solo del bancone e di chi lo gestiva. Era un luogo a sé: un caffè 80 centesimi, molta rilassatezza, non mi son mai spinta oltre, sedendo sempre ai tavolini di fuori. E quando torno a casa rileggo l'email, che mi ha colpito perché ha toni romantici, e penso che venerdì lo dico a Bea, ecco, proviamo il PianPolvere.

PianPolvere, coi suoi tavolini in marmo, è una buona postazione studio-lavoro: ai vostri piedi le cementine fatte come un tempo, decorate artigianalmente

Da fuori è proprio un bagliore questo bistrot. Se guardi dentro l'effetto è estraniante, insomma, non ti sembra di essere al Pratello. Ti arriva addosso Parigi, il rilassato sostare delle persone in una domenica mattina di dolce far nulla. Un Cafè Society? E pensi che sì, è l'ennesimo locale che apre sulle ceneri di un altro più vecchio cui ha offerto una bella cifra per togliere le tende; un po' ti dispiace. Ma qui si ferma il disco del cliché che gira per le strade di Bologna: PianPolvere l'hanno aperto Michele e Luana, due sognatori della razza più intrigante, quella di chi sogna e fa. Avendo risposto all'email, ho la possibilità di farmi raccontare una bella storia. Mangiando una tartare di tonno con bruschette rallegrate da cetriolo a cubetti che basta per due (16 euro), se fate ad esempio un aperitivo o se pensate di assaggiare altro (menu raccolto, pochi piatti, qualcosa per tutti, porzioni giganti o carta del giorno con versioni più stringate a 10 euro), apprendo che questa è una storia d'amore. Tra i proprietari ma anche per il posto. Il bar di Enrico, questo il nome del vecchio proprietario, era il loro bar quando abitavano in via del Pratello. E quando per lui è suonata l'ora della chiusura, per vari motivi, loro hanno deciso di subentrare. L'esperienza che avevano, solo quella di clienti, non solo di questo, ma di tanti tanti bar e bistrot e ristoranti in giro per il mondo. Un'atmosfera ben chiara in mente, alcune ricette fondamentali di quelle semplici che si accomodano nel tuo cuore per sempre ed ecco arrivare ostriche e champagne in Pratello. Chi l'avrebbe mai detto? Per di più in un ambiente che non spaventa per fighetteria, perché se la sera vi lasciate andare a un sashimi di ricciola con fiori di capperi ed erba cipollina (16 euro) o ai gamberi crudi con pinzimonio al lime accompagnati da un Vosca Malvasia Istriana (ma online potete consultare la lista champagne), poi la mattina venite a fare colazione e c'è l'esposizione canina del quartiere, con padrone e padroni (colpo di fulmine dietro l'angolo?) al seguito. A pranzo avete fretta e potete scegliere tra un sandwich vegano con humus, melanzane, basilico, pomodoro e olive o una mini baguette con insalata di pollo sfilacciato, rucola e cetriolini o ancora tra i frittini, quello misto di pesce (12 euro), quello di verdura (7 euro e abbondante) e poi proposte dolci.



le panche dipinte di grigio arrivano dal deposito bus e creano quasi un continuo con il muro, secondo la visione di Giorgio Volpe, l'architetto che ha seguito i lavori col proprietario Michele Piovan, un giramondo per lavoro, un collezionista compulsivo di oggetti ma ancor prima di suggestioni

tavolo da due vista Pratello e la cucina dello chef Vincenzo Ciccarelli


E mentre mi sento annoiata dalla Bologna del cibo, ecco la sorpresa dell'autunno. Mi pare proprio un progetto solido, lontano da colpi di testa. La sua proposta non è quella delle iperboli gastronomiche che in città già si trovano, qui la direzione è la materia prima (altri locali carini hanno scelto questa direzione semplice ma rigorosa), le cose buone che creano motivo di socializzazione, la cura. PianPolvere è un salotto (il maitre Gianni Serra è un viaggio nel tempo e nell'accoglienza romagnola), ma non alla maniera urticante bolognese, la famigliarità sta altrove. Nel sentirsi ad esempio subito immersi in un immaginario molto forte di chi ha goduto tanto nel frequentare altri posti in altri mondi e ha voluto riportare a casa la bellezza. Gli specchi d'epoca e i manifesti che arrivano dal "museo" di Steno, le lampade arancio selezionate da Fiorenza Tarroni di Cap 40139, i fiammiferi col logo del locale, come un tempo, i piatti, le posate, la clessidra ad ogni tavolo, che dettaglio curioso. Questo PianPolvere, come idea, non è lontana da quel discorso che faccio continuamente, che cioè è arrivata l'ora di spostarsi in periferia a fare cose belle, perché c'è spazio e pubblico. E nessuno è terrorizzato dai mutamenti, anzi, li desidera. Ormai anche al Pratello, mi sa.

PianPolvere
via del Pratello 3/d
051 095 8331
chiuso il lunedì e la domenica aperto fino alle 15
durante la settimana: 7-15 e 17-23,30

Commenti

  1. E la collezione di specchi da bar inizi Novecento? Una chicca forse non abbastanza valorizzata.

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    1. perché no Melina? la parete degli specchi si fa vedere!

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